Influencer marketing visto dall’interno: come lavorano davvero i creator
Quando pensiamo all’influencer marketing, la prima immagine che ci viene in mente è spesso quella di qualcuno che scatta selfie, viaggia continuamente e riceve pacchi PR ogni giorno. Ma dietro i post patinati e le storie apparentemente spontanee, c’è un vero e proprio lavoro – fatto di strategia, creatività, relazioni e, sì, anche tante ore davanti a fogli Excel.
Sono un’influencer da ormai [numero] anni, e ho avuto il privilegio di lavorare con brand grandi e piccoli. In questo articolo voglio raccontarvi cosa significa davvero fare questo mestiere, com’è organizzato il lavoro di un creator e perché l’influencer marketing è molto più di una foto su Instagram.
Strategia prima di tutto
Ogni collaborazione parte da un brief, ma per noi creator il lavoro comincia molto prima. Per ogni contenuto, valutiamo:
-Il tone of voice del brand
-Il target di riferimento (spesso diverso dal nostro pubblico generale)
-Gli obiettivi della campagna (awareness, engagement, conversione)
Creare un contenuto efficace richiede tempo: scriviamo script, facciamo brainstorming su format, valutiamo dove e come pubblicarlo (reel, post, TikTok, newsletter?). Il risultato finale deve sembrare naturale, ma niente è lasciato al caso.
La relazione con i brand
Le relazioni con le aziende sono come partnership a lungo termine. I brand seri cercano creator con valori affini, non solo numeri alti. E anche noi, spesso, rifiutiamo collaborazioni che non rispecchiano la nostra identità: promuovere un prodotto che non useremmo mai, per quanto ben pagato, mina la fiducia che il pubblico ripone in noi.
Dietro a una singola campagna possono esserci:
-Call di allineamento
-Scambi di email per approvare concept e testi
-Revisioni (più di una!)
-Contratti e fatturazione
Insomma, sì: facciamo anche burocrazia.
Analisi e report
Una volta pubblicato il contenuto, il lavoro non finisce. Prepariamo report dettagliati con metriche di performance: reach, impression, click, salvataggi, commenti… Le aziende vogliono dati concreti, e noi impariamo tantissimo da ogni analisi.
Spesso i brand ci ricontattano proprio in base alla qualità dei nostri report e alla nostra capacità di interpretare i numeri, non solo sulla base dei like.
Lato umano e creatività
Essere creator non vuol dire solo “creare contenuti”: significa anche mettere la propria faccia, il proprio stile di vita, il proprio nome. Per questo la trasparenza è fondamentale. Raccontare storie vere, essere coerenti e costruire una community solida e coinvolta è il vero asset del nostro lavoro.
Ogni contenuto è un pezzo della nostra reputazione, e ogni follower che ci sceglie lo fa per fiducia. Per questo, l’influencer marketing funziona: perché parla alle persone, con la voce di persone.
Fare l’influencer non è solo un lavoro creativo: è un lavoro imprenditoriale. Richiede pianificazione, gestione, capacità comunicative e spirito critico. E sì, anche tanta pazienza.
Se fatto bene, l’influencer marketing è uno strumento potentissimo per le aziende. Ma perché funzioni, servono rispetto reciproco, visione strategica e collaborazione autentica.
Dietro ogni post c’è un lavoro che non si vede. Ma che, vi assicuro, c’è eccome.
#InfluencerMarketing #DigitalStrategy #ContentCreator #CreatorLife
#BrandCollaboration #SocialMediaMarketing #BehindTheScenes
#PersonalBranding #BusinessCreativo #DigitalPR
Quando pensiamo all’influencer marketing, la prima immagine che ci viene in mente è spesso quella di qualcuno che scatta selfie, viaggia continuamente e riceve pacchi PR ogni giorno. Ma dietro i post patinati e le storie apparentemente spontanee, c’è un vero e proprio lavoro – fatto di strategia, creatività, relazioni e, sì, anche tante ore davanti a fogli Excel.
Sono un’influencer da ormai [numero] anni, e ho avuto il privilegio di lavorare con brand grandi e piccoli. In questo articolo voglio raccontarvi cosa significa davvero fare questo mestiere, com’è organizzato il lavoro di un creator e perché l’influencer marketing è molto più di una foto su Instagram.
Strategia prima di tutto
Ogni collaborazione parte da un brief, ma per noi creator il lavoro comincia molto prima. Per ogni contenuto, valutiamo:
-Il tone of voice del brand
-Il target di riferimento (spesso diverso dal nostro pubblico generale)
-Gli obiettivi della campagna (awareness, engagement, conversione)
Creare un contenuto efficace richiede tempo: scriviamo script, facciamo brainstorming su format, valutiamo dove e come pubblicarlo (reel, post, TikTok, newsletter?). Il risultato finale deve sembrare naturale, ma niente è lasciato al caso.
La relazione con i brand
Le relazioni con le aziende sono come partnership a lungo termine. I brand seri cercano creator con valori affini, non solo numeri alti. E anche noi, spesso, rifiutiamo collaborazioni che non rispecchiano la nostra identità: promuovere un prodotto che non useremmo mai, per quanto ben pagato, mina la fiducia che il pubblico ripone in noi.
Dietro a una singola campagna possono esserci:
-Call di allineamento
-Scambi di email per approvare concept e testi
-Revisioni (più di una!)
-Contratti e fatturazione
Insomma, sì: facciamo anche burocrazia.
Analisi e report
Una volta pubblicato il contenuto, il lavoro non finisce. Prepariamo report dettagliati con metriche di performance: reach, impression, click, salvataggi, commenti… Le aziende vogliono dati concreti, e noi impariamo tantissimo da ogni analisi.
Spesso i brand ci ricontattano proprio in base alla qualità dei nostri report e alla nostra capacità di interpretare i numeri, non solo sulla base dei like.
Lato umano e creatività
Essere creator non vuol dire solo “creare contenuti”: significa anche mettere la propria faccia, il proprio stile di vita, il proprio nome. Per questo la trasparenza è fondamentale. Raccontare storie vere, essere coerenti e costruire una community solida e coinvolta è il vero asset del nostro lavoro.
Ogni contenuto è un pezzo della nostra reputazione, e ogni follower che ci sceglie lo fa per fiducia. Per questo, l’influencer marketing funziona: perché parla alle persone, con la voce di persone.
Fare l’influencer non è solo un lavoro creativo: è un lavoro imprenditoriale. Richiede pianificazione, gestione, capacità comunicative e spirito critico. E sì, anche tanta pazienza.
Se fatto bene, l’influencer marketing è uno strumento potentissimo per le aziende. Ma perché funzioni, servono rispetto reciproco, visione strategica e collaborazione autentica.
Dietro ogni post c’è un lavoro che non si vede. Ma che, vi assicuro, c’è eccome.
#InfluencerMarketing #DigitalStrategy #ContentCreator #CreatorLife
#BrandCollaboration #SocialMediaMarketing #BehindTheScenes
#PersonalBranding #BusinessCreativo #DigitalPR
Influencer marketing visto dall’interno: come lavorano davvero i creator
Quando pensiamo all’influencer marketing, la prima immagine che ci viene in mente è spesso quella di qualcuno che scatta selfie, viaggia continuamente e riceve pacchi PR ogni giorno. Ma dietro i post patinati e le storie apparentemente spontanee, c’è un vero e proprio lavoro – fatto di strategia, creatività, relazioni e, sì, anche tante ore davanti a fogli Excel.
Sono un’influencer da ormai [numero] anni, e ho avuto il privilegio di lavorare con brand grandi e piccoli. In questo articolo voglio raccontarvi cosa significa davvero fare questo mestiere, com’è organizzato il lavoro di un creator e perché l’influencer marketing è molto più di una foto su Instagram.
Strategia prima di tutto
Ogni collaborazione parte da un brief, ma per noi creator il lavoro comincia molto prima. Per ogni contenuto, valutiamo:
-Il tone of voice del brand
-Il target di riferimento (spesso diverso dal nostro pubblico generale)
-Gli obiettivi della campagna (awareness, engagement, conversione)
Creare un contenuto efficace richiede tempo: scriviamo script, facciamo brainstorming su format, valutiamo dove e come pubblicarlo (reel, post, TikTok, newsletter?). Il risultato finale deve sembrare naturale, ma niente è lasciato al caso.
La relazione con i brand
Le relazioni con le aziende sono come partnership a lungo termine. I brand seri cercano creator con valori affini, non solo numeri alti. E anche noi, spesso, rifiutiamo collaborazioni che non rispecchiano la nostra identità: promuovere un prodotto che non useremmo mai, per quanto ben pagato, mina la fiducia che il pubblico ripone in noi.
Dietro a una singola campagna possono esserci:
-Call di allineamento
-Scambi di email per approvare concept e testi
-Revisioni (più di una!)
-Contratti e fatturazione
Insomma, sì: facciamo anche burocrazia.
Analisi e report
Una volta pubblicato il contenuto, il lavoro non finisce. Prepariamo report dettagliati con metriche di performance: reach, impression, click, salvataggi, commenti… Le aziende vogliono dati concreti, e noi impariamo tantissimo da ogni analisi.
Spesso i brand ci ricontattano proprio in base alla qualità dei nostri report e alla nostra capacità di interpretare i numeri, non solo sulla base dei like.
Lato umano e creatività
Essere creator non vuol dire solo “creare contenuti”: significa anche mettere la propria faccia, il proprio stile di vita, il proprio nome. Per questo la trasparenza è fondamentale. Raccontare storie vere, essere coerenti e costruire una community solida e coinvolta è il vero asset del nostro lavoro.
Ogni contenuto è un pezzo della nostra reputazione, e ogni follower che ci sceglie lo fa per fiducia. Per questo, l’influencer marketing funziona: perché parla alle persone, con la voce di persone.
Fare l’influencer non è solo un lavoro creativo: è un lavoro imprenditoriale. Richiede pianificazione, gestione, capacità comunicative e spirito critico. E sì, anche tanta pazienza.
Se fatto bene, l’influencer marketing è uno strumento potentissimo per le aziende. Ma perché funzioni, servono rispetto reciproco, visione strategica e collaborazione autentica.
Dietro ogni post c’è un lavoro che non si vede. Ma che, vi assicuro, c’è eccome.
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